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OMCEO: Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Udine

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CENTENARIO DELL’ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E ODONTOIATRIPubblicato il 07-06-2010

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I cento anni dall’istituzione degli Ordini dei Medici rappresentano un’opportunità per fare un bilancio della professione medica in Italia. Quante cose sono cambiate in cento anni! Da una parte assisistiamo al positivo superamento del paternalismo medico affrancando in tale modo, secondo l’idea illuministica, la situazione di minorità del paziente, ma da un’altra parte occorre denunciare una visione sempre più mercantile della salute.

 

Gli odontoiatri, che in gran parte esercitano la libera professione “pura”, temono che l’idea economicistica della sanità possa stravolgere quanto di positivo creato in questi decenni in ambito odontoiatrico. E’ universalmente riconosciuto che l’odontoiatria italiana è fra le migliori al mondo. Il motivo di questo successo risiede nel modello di professione “libera” dai condizionamenti che esulino dall’interesse prioritario rappresentato dalla tutela della salute. Tuttavia, occorre registrare come il grande capitale stia cercando di introdursi come terzo soggetto con la modalità del terzo pagante convenzionante o della catena commerciale del low cost in quello che oramai è definito il mercato della salute, dove la salute da “valore” da tutelare si è trasformata in “merce” da consumare.

Il sospettto di questo mutamento nacque quando si pensò all’odontoiatria come professione autonoma, progetto tipicamente anglosassone. Fino al 1985 non c’erano dubbi che la professione odontoiatrica fosse una disciplina medica, con tutto quello che implica in termini di riferimento ai valori deontologici ed etici. Nel 1985, con la Legge n.409, l’Italia recepì le disposizioni europee che prevedevano l’istituzione della professione sanitaria di odontoiatria. La nuova legge introdusse in Italia una filosofia “europeista” che sembrava voler trasformare il medico odontoiatra in una figura prevalentemente tecnica e manuale. Il sospetto fu confermato dal fatto che questa evoluzione non rimase isolata al campo odontoiatrico ma, passando attraverso la trasformazione della “professione” in “impresa”, coinvolse tutte le discipline sanitarie sia in ambito pubblico che privato.

A conferma l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, organo istituzionale nato a tutela soprattutto dei cittadini, viene considerato dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato come un’organizzazione a tutela delle imprese. Con questo significato, il rapporto fra medico e paziente diventa un accordo fra un richiedente ed un prestatore d’opera. In altre parole, il rapporto da relazione personale unica e irripetibile si trasforma in contratto caratterizzato da una cornice di formalismi che alimentano la distanza fra i due soggetti.

In realtà, se l’Ordine è nato con un obiettivo di tipo etico, allora la funzione del medico (in questo termine si riconoscono le due professioni di medico-chirurgo e di medico-odontoiatria) dovrebbe rispecchiare quella di un professionista qualificato e preparato che tutela la salute del paziente secondo scienza e coscienza.

Se per il pensiero economicistico “scienza e coscienza” devono sottostare a regole “economicamente sostenibili” che sono in cima alla scala dei valori, la crescente visione economicistica della salute che mette in primo piano la prospettiva economica,  rappresenta il nodo cruciale della crisi con inevitabili conseguenze in ambito sanitario. La medicina pragmatista viene progressivamente usurpata dalla medicina paradigmatica che si richiama sempre più a concetti di tipo aziendale.

In Italia l’aziendalizzazione della sanità è uno degli obiettivi della riforma sanitaria prevista dal Dlgs.502/92. Il controllo della gestione economica rappresenta un aspetto importante della sanità, ma forse una sua distorta interpretazione ha favorito una politica di tipo economicistico. Che sia un caso che dalla entrata in regime della riforma sanitaria siano aumentati la mobilità sanitaria, il ricorso alle medicine alternative e la percentuale di contenziosi medico legali? L’illuminata riforma sanitaria universalistica prevista dalla L.833/78 ha perso per strada molti pezzi.

 

Incentrare tutta l’attenzione sulle tariffe è chiara espressione di questa deriva mercantile. L’esperienza statunitense, che è l’esempio della prevalenza delle politiche sanitarie assicurative/commerciali, ha mostrato tutti i suoi limiti: una delle spese sanitarie più alte del mondo, l’iniquità sanitaria  e la riduzione della salute.

Gli odontoiatri sono consapevoli che la tutela della salute è garantita da un percorso virtuoso che consiste nella prevenzione primaria, nell’intercettamento delle malattie e nelle terapie di qualità. Occorre rendere consapevole la popolazione che solo una cultura della salute della bocca può realmente garantire il risparmio in termini biologici ed economici. E’ dimostrato che la salute del cavo orale è legata alla scolarità: più è bassa la scolarità peggiore è lo stato di salute del cavo orale. La conseguenza è che la spesa pro capite dal dentista è maggiore per chi ha scolarità più bassa. Se ne deduce che la persona realmente vulnerabile, vittima del consumo sanitario, è colui che non ha la conoscenza o che, appresa la conoscenza, non è in grado di applicarla.

 

In altre parole occorre che il medico (ri)scopra il suo ruolo sociale di maestro di educazione sanitaria ed eviti di essere trasformato in venditore di prestazioni sanitarie. E’ solo con questa nobilta’ di intenti che il medico potrà (ri)legittimarsi di fronte alla societa’ cui appartiene.

Gli Ordini possono essere protagonisti di questa missione garantendo il rapporto di fiducia, la libera scelta del medico curante, l’indipendenza dell’esercizio in scienza e coscienza. Fallire significa assistere all’incremento dei contenziosi, della medicina difensivistica, della malasanità. Questi sono fatti inaccettabili in una società civile.

 

 

                                                           CAO Udine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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