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OMCEO: Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Udine

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SANITA’ PUBBLICA AL TAPPETOPubblicato il 24-06-2010

Castello

Comunicato Stampa

SANITA’ PUBBLICA AL TAPPETO.

 I FRIULANI SARANNO COSTRETTI A PAGARE PER CURARSI.

Appello ai nostri politici

UDINE – L’Ordine dei Medici di Udine suona il de profundis per il futuro della sanità pubblica, messa pesantemente in croce da una manovra che riduce i trasferimenti finanziari alla Regione e ai Comuni nei prossimi due anni, blocca il turnover del personale, taglia sulle retribuzioni con lo stop dei rinnovi contrattuali e delle convenzioni e progressioni di carriera. La manovra correttiva della Finanza pubblica apre una serie di punti interrogativi sulla professione medica e la funzionalità del sistema pubblico. E’ per questo che il presidente dell’Ordine, Luigi Conte, che, in veste di componente del Consiglio Nazionale della Federazione dei medici, ha approvato all’unanimità la mozione in cui si chiede un ripensamento complessivo dell’asset, definisce “punitivo e discriminante l’orientamento utilizzato verso la sanità pubblica e i professionisti”.

I medici non condividono l’impostazione di una sanità pubblica che viene lasciata senza risorse a disposizione e senza personale, in un momento di crisi economica in cui non possono venire meno le risposte alle fasce deboli o potenzialmente a rischio di precipitare in condizioni di povertà, e in un momento in cui aumenta la domanda generalizzata di salute.

  E l’occasione è utile per rivolgere un accorato appello ai politici regionali perché nelle sedi opportune sia tutelato il nostro virtuoso modello gestionale che ci fa essere tra le 5 migliori realtà sanitarie regionali. Da sempre tutti i medici e gli odontoiatri del Friuli Venezia Giulia sono stati chiamati a grandi impegni ed altrettanti grandi sacrifici per la sanità pubblica e per il nostro territorio. “Essi – aggiunge Conte -  non si sono mai sottratti ai propri doveri in ragione del grande senso di responsabilità che li caratterizza e rifiutano ogni forma di acritica penalizzazione della sanità pubblica diventata terreno di scorribande di un potere politico esclusivamente contabile, dirigista e burocratico che soffoca il quotidiano esercizio professionale”.

Quest’ultima manovra di intervento sulla finanza pubblica, ancorché necessaria a correggere la crescita del disavanzo nei conti dello Stato, porta innegabilmente i segni di una iniqua distribuzione  sociale della ripartizione dei sacrifici e preoccupa; preoccupa soprattutto come espressione  di un orientamento diffuso della politica, per molti aspetti trasversale ai tradizionali schieramenti di partito, verso la nostra professione e verso la sanità pubblica che noi dobbiamo assolutamente contrastare.

  “Per noi medici – afferma Conte - è soprattutto doloroso ed inaccettabile prendere atto che verranno oggettivamente a crearsi le condizioni per le quali dovranno provvedere con proprie risorse indistintamente tutti coloro che manifesteranno bisogni non più sufficientemente tutelati dal servizio pubblico, considerato che non tutte le tasche sono uguali”. Questo scenario sarà l’effetto collaterale delle drastiche decisioni che porteranno a una riduzione dei servizi sanitari e socio sanitari e ad un allungamento  delle liste di attesa per un’ulteriore riduzione dell’accessibilità ai servizi sanitari che a parole si dice di voler combattere. Chi avrà determinate possibilità economiche potrà rivolgersi alle strutture private, e tutti gli altri che cosa faranno?, si chiedono i camici bianchi friulani. Rinunceranno a curarsi?

“E’ nostro compito – prosegue Conte - esigere più rispetto per il lavoro dei medici perché siamo convinti che senza di noi e contro di noi si smarrisce non solo il cuore tecnico professionale del sistema sanitario ma anche i grandi valori civili in esso tutelati e che sono espressione di diritti costituzionalmente sanciti”. Per questo anche l’Ordine dei Medici si associa alla mobilitazione nazionale e si allinea alla mozione romana per fare pressing, affinché nella fase di conversione del decreto il Governo ed il Parlamento, nell’ottica di una maggiore equità sociale e a parità di saldo finanziario, rivedano quelle norme che minacciano ulteriormente l’accessibilità e l’efficacia del sistema sanitario pubblico e colpiscono così pesantemente il lavoro dei medici e di tutti i professionisti della salute”.   

 

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