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Il medico di famiglia risponde dell'operato della segretariaPubblicato il 19-07-2011

Il fatto
A seguito di indagini era emerso che un medico di assistenza primaria aveva prescritto un gran numero di farmaci a favore di pazienti esentati dal pagamento del ticket. Il sanitario era giunto a prescrivere fino a 273 confezioni in un trimestre a un solo paziente e, addirittura, 14 confezioni in una sola giornata. La maggior parte delle ricette erano state presentate da una certa farmacia alla Asl per ottenere il relativo rimborso. Il medico di famiglia, interrogato dai militari della Guardia di Finanza, aveva dichiarato che i fatti inerenti all'anomala prescrizione di farmaci non potevano essergli addebitati, in quanto imputabili alla sua infermiera con funzioni di segretaria, la quale aveva ammesso di aver contraffatto le ricette, in parte compilando arbitrariamente quelle già firmate in bianco e conservate in ambulatorio, in parte sottraendo altre ricette e falsificando la sottoscrizione.

Il diritto
La sentenza, particolarmente articolata, pur connotando in termini diversi le responsabilità del medico e del farmacista, in ordine alla posizione del primo, ha affermato comunque la sussistenza della colpa grave. La responsabilità veniva ancorata alla circostanza per cui il medico di famiglia, oltre a consegnare alla propria segretaria alcune ricette già firmate, non effettuava alcuna verifica in ordine a quanto indicato materialmente nella fase di compilazione, ma, soprattutto, non svolgeva alcun tipo di controllo sulle modalità di utilizzo dei ricettari in bianco e non predisponeva alcuna cautela procedimentale per evitare gli abusi perpetrati dalla sua collaboratrice. Ad avviso dei giudici, sarebbe proprio tale ultimo profilo, correlato alla custodia e all'utilizzo dei ricettari in bianco, a militare in modo determinante a favore della tesi prospettata dall'Ufficio Requirente, inducendolo a contestare il requisito soggettivo della colpa grave. In altre parole, il medico di famiglia, nell'esercizio delle sue delicate funzioni di sanitario legato da un rapporto di convenzione con il Ssn, in qualità di garante e unico responsabile della genesi inerente alla procedura di spesa relativa alle prescrizioni di farmaci a carico dell'Amministrazione regionale, ha posto in essere una condotta gravemente negligente e imprudente, per un verso, consentendo alla propria segretaria di disporre liberamente e per un lungo periodo dei ricettari, senza realizzare preventivamente un adeguato sistema minimo di protezione e di monitoraggio delle ricette, per altro verso, omettendo in modo ingiustificato e inescusabile di svolgere qualsiasi tipo di controllo, anche a campione, sulle modalità di utilizzo degli stessi. Il medico convenzionato, quale titolare dello studio e datore di lavoro, risponde, pertanto, dell'operato della propria ausiliaria.

Esito del giudizio
La Corte dei Conti, pur graduando diversamente le responsabilità dei sanitari coinvolti nella vicenda, ha condannato anche il medico di famiglia al risarcimento del danno.

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