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Assolta anche se dimette il paziente con infarto in attoPubblicato il 29-07-2011

A conferma di quanto già deciso dalla Corte d'appello di Genova, la Cassazione (sentenza 13758/11) dispone l'assoluzione, dall'accusa di omicidio colposo, della dottoressa che ha omesso di prescrivere esami specifici al paziente arrivato al Pronto Soccorso con sintomi riconducibili a un infarto.

Il caso

Un paziente si presenta presso il Pronto Soccorso dell'ospedale lamentando dei dolori al torace. Dopo esser stato sottoposto a elettrocardiogramma da parte della dottoressa di turno e, visto l'esito negativo dello stesso, è dimesso. Tornato a casa, però, muore per un'acuta insufficienza cardiocircolatoria.

Dopo essere stata condannata in primo grado per omicidio colposo, l'imputata è assolta dalla Corte d'appello perché il fatto non sussiste. In realtà la Corte territoriale condivide la valutazione del Tribunale riguardo la condotta colposa della dottoressa ma non ritiene che, in caso di tempestiva prescrizione di esami medici specifici, l'evento non si sarebbe verificato o comunque si sarebbe verificato in epoca significativamente posteriore o con minore intensità. Per ciò, non potendosi ritenere certo il sussistere del nesso eziologico tra il mancato ricovero del paziente e l'evento morte verificatosi, si procedeva all'assoluzione dell'accusata.


La Procura Generale della Repubblica propone ricorso, evidenziando la mancata spiegazione da parte dei Giudici di secondo grado delle ragioni per cui ritenevano che l'immediato ricovero non avrebbe potuto scongiurare l'evento morte. Se fosse stato posto in essere il comportamento richiesto dall'ordinamento l'evento si sarebbe comunque verificato?

La Corte di Cassazione avalla quanto deciso dalla Corte d'appello escludendo la sussistenza di una prova certa in ordine all'imputazione causale dell'evento. Infatti, essendo l'infarto già in atto al momento della visita, l'immediato ricovero non avrebbe potuto scongiurare la rottura del cuore.

Sempre secondo la Suprema Corte, ipotizzando che l'infarto non fosse in atto al momento dell'accesso al Pronto Soccorso, un'eventuale prescrizione degli esami da parte della dottoressa-imputata non avrebbe sortito alcun effetto, questo perché l'esito dell'accertamento diagnostico sarebbe stato negativo. Perciò il ricorso non è fondato.

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