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Terapia riabilitativa "Dikul" a carico del SsnPubblicato il 08-09-2011

Il fatto
Una Azienda sanitaria ha impugnato la sentenza del Tribunale con cui era stata condannata all'erogazione gratuita per tutto il tempo necessario della terapia denominata "Dikul". Nel caso concreto, la terapia in questione, da un lato, mirava a favorire il recupero motorio nei distretti muscolari deficitari del paziente che, a seguito di un infortunio stradale, aveva riportato un grave quadro neurologico, con compromissione spinale, e, dall'altro, a sviluppare strategie motorie compensative, col risultato di aumentare la sua autonomia funzionale. Nel giudizio è stato verificato che l'uomo, prima del trattamento, non era in grado di assumere la stazione eretta e di deambulare in alcun modo, mentre, in esito alla terapia, aveva acquisito una certa possibilità di deambulare con tutori e deambulatore e, di conseguenza, la sua posizione eretta era mantenuta con accresciuto controllo del tronco. In conclusione, è stato riscontrato come, in esito al trattamento, del quale è stata richiesta l'erogazione gratuita, il paziente fosse migliorato e che un tale miglioramento era comunque subordinato alla prosecuzione della terapia.

Il diritto
La discrezionalità della pubblica amministrazione nel valutare le esigenze sanitarie di chi chieda una prestazione del Servizio sanitario nazionale e le proprie disponibilità finanziarie viene meno quando l'assistito domandi - come nel caso specifico - il riconoscimento del diritto alla erogazione di cure tempestive, non ottenibili dal servizio pubblico, facendo valere una pretesa correlata al diritto alla salute, per sua natura non suscettibile di affievolimento. La Corte di Cassazione ha avuto modo di statuire che, in tema di erogazione da parte del Ssn di cure tempestive non ottenibili dal servizio pubblico, il relativo diritto, allorquando siano prospettati motivi di urgenza suscettibili di esporre la salute a pregiudizi gravi e irreversibili, deve essere accertato sulla base dei presupposti richiesti dalla disciplina dettata in materia sanitaria dal D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502.

Esito del giudizio
La Suprema Corte ha confermato la sentenza di condanna pronunciata a carico della Asl.

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