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Tipo di chirurgia: occhio al consenso per cambio in corsaPubblicato il 08-09-2011

Il fatto
Una paziente veniva ricoverata presso una struttura ospedaliera per l'esecuzione di un intervento in laparoscopia che durante l'esecuzione veniva trasformato in laparotomia; all'esito, il referto della cartella clinica riportava "laparotomia-viscerolisi-resezione ovarica bilaterale". La paziente contestava di aver prestato il consenso sia in relazione alla più semplice laparoscopia che in riferimento all'intervento in laparotomia. 

Il diritto
La Suprema corte mentre ha escluso che nel caso specifico mancasse il consenso alla laparoscopia, ha censurato il comportamento dei sanitari che nel corso del trattamento modificavano la natura dell'intervento. Come, infatti, emerge dalla letteratura scientifica, hanno osservato i giudici, la laparotomia è un intervento completamente diverso dalla laparoscopia e consiste, in genere, nell'incidere l'addome per chiarire la causa di una malattia non diagnosticata o quando il chirurgo si trova a trattare una malattia nota, di cui altri esami non siano riusciti ad evidenziare la causa dei sintomi e dei segni che la malattia presenta. Si è, quindi, in presenza di un intervento assolutamente autonomo, non frequentemente determinato dalla urgenza. Per intervenire in assenza di consenso specifico, occorre che durante l'intervento programmato ed assentito si verifichi un fatto nuovo che ponga a repentaglio la vita del paziente e venga ritenuto medicalmente indispensabile. 

Esito del giudizio
La Corte di cassazione ha accolto il motivo di ricorso a mezzo del quale si affermava l'insussistenza di un valido consenso all'intervento invasivo.

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