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Dipendente Asl esposto a più rischi non ha diritto a indennitàPubblicato il 18-11-2011

Il fatto
Un'infermiera professionale impiegata presso il pronto soccorso ospedaliero di un presidio classificato DEA, dichiarava di svolgere attività di assistenza radiologica, di terapia intensiva e sub-intensiva potendo venire a contatto con pazienti a rischio infettivo. Il rischio infettivo sarebbe derivato dal contatto diretto con il sangue dei pazienti in virtù di assistenza e stabilizzazione di quelli politraumatizzati sconosciuti, ad esempio possibili portatori di TBC, oppure dal prelievo di liquidi ematici su soggetti sconosciuti, ad esempio possibili portatori di HBV, HCV, HIV; laddove il rischio radiologico sarebbe derivato dall'assistenza continua e diretta al paziente critico durante l'esecuzione di esami radiografici, con stazionamento nell'area di operazione, anche vicino al paziente. La dipendente chiedeva le venissero riconosciute le indennità previste dalla Legge e dalla contrattazione collettiva in favore del personale infermieristico dedito ad attività "intensive", sub-intensive e da contatto con pazienti portatori di malattie infettive.

Il diritto
Chi è esposto, funzionalmente, al rischio infettivo ha diritto alle indennità da rischio infettivo; chi è esposto, funzionalmente, ai rischi propri delle terapie intensive e/o sub-intensive ha diritto a quelle specifiche indennità, fra l'altro anche quantisticamente diversificate rispetto alle prime. Chi, infine, è esposto al rischio radiologico ha diritto a tale ulteriore tipo di indennità. Ipotizzare un soggetto esposto contemporaneamente a tutti e tre, o addirittura quattro, i rischi che rimandano alle indennità infermieristiche, significa contraddire l'essenza stessa della previsione "normativa". Basata, all'evidenza, sul riconoscimento che determinate attività lavorative, per peculiarità intrinseche, sono rischiose se prestate in modo da renderle realmente tali. Un soggetto che nella medesima giornata lavorativa passi da terapie intensive e/o sub-intensive ad assistenza a pazienti sottoposti ad esami radiografici e poi ad assistenza e stabilizzazione di malati che necessitano di prelievi ematici, per poi dedicarsi, nelle more fra una di dette attività ed altra, a mansioni del tutto neutre non può seriamente rimanere esposto ad alcun rischio "specifico". Se non nella misura in cui lo sono in generale, ed in percentuali variabili senza preventiva possibilità di ragionevole differenziazione, gli esseri umani durante la loro vita di relazione.

Esito del Giudizio
Il Tribunale ha rigettato il ricorso proposto dall'infermiera.

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