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Decesso della paziente a seguito di taglio cesareoPubblicato il 14-12-2011

Il fatto
Agli imputati, nelle loro qualità di ostetrici e membri dell'équipe operatoria deputata a effettuare un taglio cesareo, era stato contestato di avere causato per negligenza e imperizia, in cooperazione colposa tra loro, durante l'intervento chirurgico, la morte della donna, conseguente a emorragia interna per complicanze. In sostanza l'operazione è stata effettuata in zona sovra pubica direttamente nella placenta, benché fosse emersa dall'ecografia la presenza di placenta previa che avrebbe dovuto fare optare per un taglio longitudinale al fine di evitare un abbondante sanguinamento e, inoltre, è stato tentato ugualmente di staccare la placenta, causando un ulteriore e imponente sanguinamento, benché l'apertura dell'addome avesse evidenziato una "placenta accreta" in presenza della quale, per la penetrazione dei villi nel miometrio, si determina una tenace aderenza con le pareti dell'utero con conseguente impossibilità di rimuovere completamente la placenta stessa. Ai due imputati era inoltre contestato di avere omesso - in cooperazione colposa con il primario ostetrico nel frattempo intervenuto per fronteggiare la situazione di emergenza - di effettuare una isterectomia totale, che sarebbe stata più opportuna in considerazione della copiosa emorragia, effettuando invece una isterectomia subtotale, lasciando aperti alcuni vasi della breccia uterina; gli imputati poi, che erano intervenuti chirurgicamente sulla donna per il persistere dell'emorragia, avevano omesso di effettuare la legatura della più alta delle arterie ipogastriche, causando così una incompleta emostasi e il mancato arresto dell'emorragia. La Corte di Appello ha confermato la sentenza assolutoria e condannato le parti civili al pagamento delle spese processuali del grado.

Il diritto
La Suprema Corte, nel rigettare il ricorso proposto contro la pronuncia favorevole ai sanitari, ha osservato che la sua attività non è diretta a stabilire se la decisione di merito (Tribunale e Corte d'Appello) proponga la migliore ricostruzione dei fatti, né deve condividerne la giustificazione, ma deve limitarsi a verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso comune e con i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento.

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