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Aborto attraverso l'effetto secondario di un farmacoPubblicato il 22-12-2011

Il fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di condanna per il reato di interruzione volontaria della gravidanza avvenuta, secondo quanto ritenuto accertato dai giudici del merito, all'ottava settimana di gravidanza attraverso l'assunzione di un farmaco destinato alla cura dell'ulcera, ma capace di provocare l'aborto come effetto secondario. All'imputata era stato contestato il reato di cui alla legge 194 del 1978, articolo 19, comma 1 e 2, fattispecie che prevede la sanzione penale per chi cagiona l'interruzione volontaria della gravidanza senza l'osservanza delle modalità relative al necessario previo intervento della struttura socio sanitaria nel tracciare il percorso dapprima psicologico e poi medico che la donna che intenda abortire è tenuta a seguire.

Il diritto
Contrariamente alla linea difensiva dell'imputata, la Suprema Corte ha osservato che la ignoranza delle modalità, previste dalla legge in contestazione (L. n. 194 del 1978, art. 19), per la realizzazione legittima di una condotta volontariamente abortiva non può che costituire ignoranza della legge penale, ai sensi dell'art. 5 c.p., in linea di principio incapace di escludere la responsabilità.

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