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Mancata verifica scorte di sangue: responsabilità dell'équipePubblicato il 19-01-2012

Il fatto
Con sentenza del 2.4.2007, il Tribunale di Taranto, Sezione distaccata di Ginosa, dichiarava il secondo operatore dell'équipe chirurgica colpevole del reato di omicidio colposo, perché per colpa consistita in imprudenza, negligenza imperizia, in concorso con il primo operatore, cagionavano la morte di una donna a seguito dell'insorgenza di uno shock ipovolemico esitato in arresto cardiocircolatorio e successivo coma irreversibile per l'instaurarsi di uno stato atossico cerebrale. Nella loro qualità di medici presso un reparto ospedaliero di ostetricia e ginecologia, sottoponevano una gestante alla trentottesima settimana a taglio cesareo benché soggetta a grave e possibile rischio emorragico in quanto già due volte precesarizzata e per la accertata presenza di una placenta previa e prevedibilmente anche lacerata; a tale intervento procedevano consapevoli che la struttura era priva di centro trasfusionale e senza munirsi preventivamente di adeguate scorte di sangue per il ripristino delle perdite ematiche nel post partum.
I sanitari, verificata l'emergenza del profuso sanguinamento a seguito dello scollamento della placenta dalla parete uterina, si limitavano alla adozione della procedura del tamponamento con zaffi omettendo di procedere alla pur possibile isterectomia previa legatura delle due arterie uterine ed omettendo altresì, in mancanza della predetta scelta chirurgica demolitiva certamente utile a risolvere l'emergenza, di anticipare il trasferimento della paziente presso l'ospedale di Taranto per le più tempestive emotrasfusioni. Riconosciute le attenuanti generiche, l'imputata veniva condannata alla pena, condizionalmente sospesa, di quattro mesi di reclusione.

Il diritto
L'imputata, per sua stessa ammissione, aveva appreso la situazione clinica della paziente prima di entrare in sala operatoria e quindi sapeva che la stessa era esposta a un rilevante rischio emorragico e, malgrado ciò, non aveva verificato o fatto verificare se in ospedale vi fossero sufficienti scorte di sangue per fronteggiare un'emorragia. Tale obbligo di verifica discendeva sia dell'aver appreso l'anamnesi prossima e remota, che deponeva nel senso di un elevato rischio emorragico, sia dai principi in tema di responsabilità di équipe.

Esito del giudizio
La Corte d'Appello, sulla base delle risultanze istruttorie, non è giunta ad una pronuncia assolutoria, ma ha dichiarato non doversi procedere nei confronti dell'imputata, perché il reato ascrittole è estinto per intervenuta prescrizione.

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