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Cassazione, medico specializzando puo' astenersi se non se la sente Pubblicato il 24-02-2012

Il medico in via di specializzazione risponde in prima persona per gli errori che eventualmente commette in corsia. La sua presenza in ospedale, dice infatti la Cassazione, non è dovuta alla "sola formazione professionale". Tutt'al più, ammette la Suprema Corte, se non si sente in grado di svolgere una funzione, può "astenersi". In questo modo, la Quarta sezione penale - sentenza 6981 - ha convalidato una condanna a due mesi di reclusione nei confronti di Alessandra G., colpevole, insieme a Giacomo V., medico radiologo in servizio all'ospedale di Alatri, di avere provocato, con condotte colpose indipendenti, lesioni personali gravissime ai danni di un bambino nato nel maggio 1997 e affetto da un tumore che si trovava allo stadio iniziale.

Nei confronti del bambino, ricostruisce la sentenza, erano state formulate diagnosi improprie e prescritte cure inadeguate. Da qui la condanna dei due medici, tra i quali la dottoressa specializzanda presso il centro cefalee del Policlinico di Roma. Inutili i ricorsi in Cassazione. In particolare, per quel che riguarda il medico in via di specializzazione, la Cassazione ha ravvisato una "colpa per assunzione".

In proposito si fa notare che "il medico specializzando non è presente nella struttura per la sola formazione professionale, la sua non è una mera presenza passiva né lo specializzando può essere considerato un mero esecutore d'ordini del tutore anche se non gode di piena autonomia". Tutt'al più, osserva ancora la Suprema Corte, "se non è o non si ritiene in grado di compiere le attività deve rifiutarne lo svolgimento perchè diversamente se ne assume le responsabilità". Da qui la convalida della decisione della Corte d'appello di Campobasso del luglio 2011.

Relatore: Roma, 22 feb. (Adnkronos Salute) -

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