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Certificati "facili": dopo la sentenza della Cassazione Mmg di nuovo nel mirinoPubblicato il 21-05-2012

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Certificati "facili" di nuovo alla ribalta della cronaca, con l'immancabile codazzo di malignità sul senso del dovere con cui il medico di famiglia dispensa diagnosi e giorni di malattia. Ha aperto pochi giorni fa una sentenza della Cassazione che vieta certificazioni per telefono, anche quando si tratta di un semplice prolungamento del periodo di assenza; ha rincarato subito dopo un video pubblicato dal sito web del Corriere della Sera, nel quale il giornalista andava in incognito per studi medici a chiedere certificati che i Mmg rilasciavano senza la minima obiezione; hanno completato il carico gli articoli di altri giornali che dalla bassa produttività del lavoro in questo paese traevano lo spunto per disquisire sul senso del dovere dei medici di famiglia.
Le premesse per una nuova polemica (come ai tempi della precettazione Alitalia, chi la ricorda?) ci sono tutte ed ecco allora che dai sindacati di categoria arriva una difesa d'ufficio che comunque non nega i "soliti" casi noti. «Non ho visto il video del Corriere» è il commento di Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg «ma di certo sono indifendibili quei medici che firmano un certificato a uno sconosciuto senza eseguire il minimo accertamento. Chiarito il punto, è bene però ricordare che non sempre il certificato si basa su una diagnosi "obiettivabile". Ci sono molti casi in cui al medico basta l'anamnesi, soprattutto se il paziente e il suo caso sono ben conosciuti. In queste situazioni, lo spostamento del malato o del medico per una certificazione è del tutto inutile». «Ai medici» aggiunge Angelo Testa, presidente nazionale dello Snami «diciamo sempre è buona norma visitare il paziente prima di certificare. È anche vero però che se il paziente è conosciuto e i dati anamnestici sono noti, il medico può anche accontentarsi del telefono. Piuttosto andrebbe ricordato, al Mmg così come al paziente, che una cosa è la malattia e un'altra l'inabilità al lavoro. Un dito fratturato non giustifica automaticamente l'assenza». «Il medico di famiglia però non è il medico fiscale» obietta Milillo «quindi è giusto che nella valutazione dell'inabilità ci sia pure lo stato psicofisico del paziente».
In ogni caso, entrambe le sigle sono d'accordo nel ritenere che laddove il fenomeno esiste una parte di responsabilità vada anche al rapporto fiduciario: «Il Mmg giovane o con poche scelte è ricattabile» conferma Testa «per questo chiediamo da tempo l'autocertificazione per i periodi di assenza inferiori ai tre giorni». Stessa richiesta dalla Fimmg: «C'è una vulnerabilità strutturale nel rapporto fiduciario» dice Milillo «l'autocertificazione smaltirebbe il carico burocratico del Mmg e ne aumenterebbe il livello di attenzione nel caso di richieste di malattia più prolungate. E poi non dimentichiamo la riforma del compenso, che una volta attuata dovrebbe allentare le pressioni sul medico».

 

 

No a certificati via telefono. Fimmg: visita non sempre necessaria (16/05/2012)

No alla proroga di certificati di malattia via telefono, anche se si è visitato il paziente pochi giorni prima. Questo quanto stabilito dalla Cassazione, con la sentenza 18.687 della V Sezione Penale che ha condannato un medico di famiglia di Milano con l'accusa di aver compilato un falso certificato medico con il quale prorogava la prognosi di decorso di una malattia di una sua paziente. Il generalista non aveva visitato la paziente ma si era limitato a scrivere il certificato sulla sola base dei sintomi di persistenza del male riferitigli per telefono dalla signora. Senza successo, in Cassazione, Daniele B. ha fatto presente di aver visitato Vittoria G. di persona, solo quattro giorni prima di prorogarle lo stato di malattia e che, pertanto, gli era sembrato credibile il protrarsi dei sintomi della patologia lamentata. I Supremi giudici gli hanno risposto che "non è consentito al sanitario effettuare valutazioni o prescrizioni semplicemente sulla base di dichiarazioni effettuate per telefono dai suoi assistiti". "Ciò rende irrilevanti - prosegue l'Alta Corte - le considerazioni sulla effettiva sussistenza della malattia o sulla induzione in errore da parte della paziente". Insieme al medico è stata condannata anche la sua assistita, colpevole, di conseguenza, di aver fatto uso della falsa certificazione per giustificare la sua assenza dal lavoro. L'entità delle condanne non è riportata dalla sentenza 18.687 che conferma il verdetto emesso dalla Corte d'Appello di Milano il 14 febbraio 2011. In primo grado i due imputati erano stati, invece, assolti.
Così commenta Giacomo MIlillo, segretario della Fimmg: «Dipende dalla patologia. Se si trattasse, per esempio, di una lombosciatalgia, il medico che non visita dopo 4 giorni il paziente visto qualche giorno prima, e gli proroga il certificato di malattia sulla base di sintomi solo riferiti, sbaglia. Ma in altri casi, come per esempio la cefalea, alcune sindromi vertiginose o un'astenia profonda, la diagnosi può essere formulata solo su base anamnestica, cioè parlando con il paziente. E questo vale sia al primo accertamento, che anche alla conferma e proroga della malattia. Per questo non condivido, nel caso specifico, la sentenza della Cassazione».

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