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Quando urgenza giustifica mancanza di ulteriori accertamentiPubblicato il 10-05-2013

Il fatto
Tre medici sono stati rinviati a giudizio per il reato di lesioni colpose gravissime, causate a una minore in seguito a intervento chirurgico di asportazione di una massa tumorale dall'encefalo. In primo grado sono stati assolti ma, a seguito di impugnazione della pronuncia emessa dal Tribunale, la Corte d'Appello ha affermato la responsabilità agli effetti civili di uno dei tre sanitari. Dall'esame istologico, infatti, sono emerse due diagnosi contrastanti, una che dichiarava il basso grado di malignità del tumore e una l'alto grado; i medici, avendo agito con urgenza, non hanno disposto ulteriori esami per verificare se vi fossero possibili interventi alternativi, hanno omesso di informare i genitori della bambina sugli esiti contraddittori della biopsia e non hanno chiesto nuovamente il consenso informato prima di intervenire chirurgicamente.

Profili giuridici
Secondo i giudici della Cassazione non si può parlare di colpa nell'operato dei medici, in quanto nel corso del giudizio d'appello è stata espletata una Ctu che ha consentito di stabilire come eventuali ulteriori accertamenti non avrebbero fornito indicazioni decisive sulla scelta di un tipo diverso di operazione. Ha chiarito la Suprema Corte che in una situazione di palese urgenza ed imprevedibile evoluzione delle condizioni della paziente, gli ulteriori esami non potevano essere ritenuti indispensabili, pertanto è problematico, se non proprio impossibile ritenere che la loro omissione possa rappresentare un atto di neg ligenza o di imperizia; inoltre, atteso che l'intervento doveva essere eseguito immediatamente, va esclusa la responsabilità per non aver richiesto il rinnovo del consenso.

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