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Nessuna responsabilità per l'Ao se paziente si sottrae alle curePubblicato il 31-07-2013

Il fatto
Un paziente ha citato in giudizio l'Azienda Ospedaliera esponendo che durante un lancio con il paracadute era rimasto vittima di un infortunio alla gamba e che trasportato al pronto soccorso, riscontrata una frattura, gli era stata praticata una ingessatura e consigliato il ricovero che aveva rifiutato, lasciando l'ospedale. Dopo circa venti giorni, persistendo forti dolori, si era presentato presso un altro ospedale dove veniva sottoposto ad un nuovo esam e radiografico e conseguente intervento chirurgico. Sosteneva l'attore che il ritardo nel trattamento chirurgico, imputabile al primo ospedale, aveva prolungato l'immobilizzazione in gesso di circa tre mesi, ritardando i processi riparativi per l'insorgenza di un quadro algodistrofico con conseguenti postumi permanenti.

Profili giuridici
Emerge dall'impugnata sentenza che i medici della prima Azienda Ospedaliera, a seguito di un controllo radiografico, consigliarono il ricovero per proseguire il trattamento della lesione e che la soluzione prospettata non fu perseguita per esclusiva volontà del paziente. La Corte precisa che in alcun caso il medico può imporre una cura; essa è sempre consigliata ed il paziente, debitamente informato, è sempre libero di seguirla. La volontà di non proseguire le cure costituisce fatto interruttivo del nesso causale fra la condotta dei sanitari e le conseguenze pregiudizievoli ascrivibili al ritardato intervento chi rurgico al quale il paziente si sottopose presso un'altra struttura ospedaliera, dopo aver lasciato trascorrere circa trenta giorni senza controlli sull'evoluzione della patologia.


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