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Cassazione, il medico deve essere presente anche se lo ritiene inutilePubblicato il 20-01-2014

Il medico è obbligato a intervenire in ospedale anche se ritiene inutile l'intervento. Secondo la Cassazione con la sentenza 12376/13 l’urgenza e il relativo obbligo di recarsi subito in ospedale a prestare la propria opera si configurano in termini formali e pertanto il sanitario interpellato non può sindacare a distanza la necessità e l’urgenza della chiamata, affermando che, a suo giudizio, non sussisterebbero i presupposti dell’emergenza.

 Gli ermellini hanno così confermato la condanna per rifiuto di atti d’ufficio (art. 328 c.p.) in quanto, in qualità di primo reperibile, non si era recato in ospedale a prestare la propria opera nonostante fosse stato sollecitato telefonicamente più volte. Immediato il ricorso da parte del medico imputato alla Suprema corte. Secondo i giudici, però, l’operato dei colleghi del merito è esente da censure e il ricorso proposto è da ritenere inammissibile. In particolare, non può trovare accoglimento l’assunto difensivo secondo il quale l’omesso intervento del medico avrebbe costituito una precisa scelta clinica, dovuta all’inutilità di procedere su un paziente che comunque non si sarebbe salvato: pur considerando le cattive condizioni nelle quali il minore era giunto al pronto soccorso e la conclusione della consulenza – la quale afferma che nessun provvedimento terapeutico poteva avere, nel caso di specie, la minima possibilità di successo – non si può giustificare l’omesso intervento in sala operatoria, peraltro deciso e giudicato indilazionabile dagli altri medici presenti. In particolare, consolidata giurisprudenza ha affermato che il servizio di pronta disponibilità del medico ex D.P.R. n. 348/1983, presuppone la concreta e permanente reperibilità del sanitario e il suo immediato intervento entro i tempi tecnici concordati e prefissati: egli ha l’obbligo di assicurare l’intervento nel luogo di cura e non può sottrarsi alla chiamata affermando che, a suo giudizio, non sussisterebbero i presupposti dell’emergenza. Il medico, insomma, non può sindacare a distanza la necessità e l’urgenza della chiamata, ma si deve recare immediatamente a visitare l’ammalato: la violazione di questo obbligo è penalmente rilevante ai sensi dell’art. 328 c.p.: tale norma, infatti, è volta ad assicurare il regolare funzionamento della P.A., imponendo ai pubblici funzionari di assolvere scrupolosamente e con tempestività i doveri inerenti alla loro attività: nel caso di specie, quindi, la relativa responsabilità si configura indipendentemente dalla necessità e urgenza dell’intervento chirurgico.

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