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Laurea in medicina, no iscrizione per saltum al II anno odontoiatriaPubblicato il 20-03-2014

Giunge alla decisione del Collegio il ricorso in appello proposto dal Ministero per l’Istruzione, l’università e la ricerca avverso la sentenza del T.A.R. per la Lombardia con cui è stato accolto il ricorso proposto da due laureati in Medicina e chirurgia e, per l’effetto, è stato annullato il diniego loro opposto dall’Università degli Studi dell’Insubria all’iscrizione diretta al secondo anno del corso di studi della Facoltà di odontoiatria. L’appello è fondato. Va premesso al riguardo che i ricorrenti in primo grado, laureati in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Firenze, avevano presentato istanza di iscrizione diretta al secondo anno del corso di laurea in Odontoiatria in base alla previsioni di cui al d.P.R. 28 febbraio 1980, n. 135 (recante ‘Istituzione del corso di laurea in odontoiatria e protesi dentaria presso la facoltà di Medicina e Chirurgia’). E’ noto al riguardo che il decreto in questione, nel prevedere l’istituzione del richiamato Corso di laurea, aveva altresì aggiunto, nell’ambito del R.D. 30 settembre 1938, n. 1652 (‘Disposizioni sul’ordinamento didattico universitario’) la tabella XVIII-bis (rubricata, appunto, ‘Laurea in odontoiatria e protesi dentaria’). La tabella in questione disponeva in effetti la possibilità per i laureati in Medicina e Chirurgia di ottenere l’iscrizione diretta al secondo anno del corso di laurea in Odontoiatria (“Per il trasferimento degli studenti iscritti al corso di laurea in medicina e chirurgia le abbreviazioni di corso non possono superare l´ammissione oltre il secondo anno, subordinatamente al numero di posti resisi disponibili all´inizio del secondo anno (…)”. Ora, se per un verso è vero che il pregresso sistema di cui al d.P.R. 135 del 1980 consentiva tale particolare forma di iscrizione ‘per saltum’ alla sola condizione della sussistenza di posti vacanti rispetto alla programmazione annuale, è pur vero che il sistema stesso di cui al medesimo d.P.R. 135 è stato profondamente inciso dalla riforma in tema di accesso programmato al corso di laurea in Odontoiatria e protesi dentaria di cui alla l. 2 agosto 1999, n. 264 (recante ‘Norme in materia di accessi ai corsi universitari’). Tale nuovo sistema, nell’introdurre in modo generalizzato un regìme di ‘numero chiuso’ volto all’ottimizzazione dei posti disponibili per l’accesso alla Facoltà di Odontoiatria, ha determinato il superamento dei pregressi regìmi di vantaggio, fra cui quello di cui al d.P.R. 135, cit., espressamente richiamato dagli odierni appellati. Sotto tale aspetto deve essere qui puntualmente confermato il contenuto dell’ordinanza cautelare della Sezione, n. 2553 del 23 magio 2006 (correttamente richiamato dalla Difesa erariale), con cui si è affermato che la disciplina in tema di accesso programmato al corso di laurea in ‘Odontoiatria e protesi dentaria’, previa procedura selettiva dei soggetti interessati, ha esplicato effetto abrogativo di ogni pregressa disposizione in ordine alle modalità di iscrizione al corso di laurea in parola, ivi compresa quella inerente al canale di accesso per i laureati in medicina e chirurgia. Del resto, la giurisprudenza di questo Consiglio ha già avuto modo di escludere che il rapporto fra il pregresso sistema di cui al d.P.R. 135 del 1980 e quello di cui alla successiva legge n. 264 del 1999 possa essere governato dal principio di specialità (‘lex posterior generalis non derogat priori speciali’). Al riguardo si è affermato che la normativa di cui al d.P.R. 135 del 1980 si limita a disciplinare l´iscrizione ad un nuovo Corso di laurea di soggetti già laureati e che abbiano già superato esami contemplati nell´ordinamento del nuovo Corso, consentendo la possibilità di un´iscrizione diretta al secondo anno, o superiore, previo riconoscimento degli esami sostenuti (Cons. Stato, VI, 14 novembre 2003, n. 7278). Del tutto diverso è l´ambito di applicazione della legge n. 264 del 1999 che attiene alla programmazione degli accessi a taluni Corsi di laurea per i quali è reputato necessario fissare un "numero chiuso" di iscrizioni, onde garantire standard formativi adeguati, in conformità anche a quanto stabilito dalle direttive comunitarie. Non v´è dunque tra le due normative poste a confronto un rapporto di genere e specie, mancando affatto un comune denominatore, e non sussistono pertanto i presupposti per applicare il principio della prevalenza della norma speciale su quella generale (ivi). La richiamata giurisprudenza di questo Consiglio ha altresì chiarito che la novella del 1999 ha istituito un sistema volto a valutare l’attitudine per l’ammissione a un certo corso di laurea, ma pur sempre in funzione della definizione del numero ottimale di iscritti nei vari anni di corso. La richiamata giurisprudenza ha quindi chiarito che, questa essendo la finalità della legge, “[è] palese che il problema dell´accesso programmato prescinde totalmente dal "curriculum" percorso dallo studente ed è perciò irrilevante, ai fini di stabilire il numero ottimale per la frequenza del corso, che si tratti di studente già in possesso di una laurea in Medicina e Chirurgia” (sentenza n. 7278 del 2003, cit.). Il Collegio non rinviene nel caso di specie ragioni sistematiche o fattuali per discostarsi da quanto stabilito dalla richiamata giurisprudenza. Pertanto, i ricorrenti in primo grado non avrebbero avuto alcun titolo alla più volte richiamata iscrizione ‘per saltum’ al secondo anno del corso di studi. Sotto tale aspetto, il richiamo alla sussistenza o meno di posti in organico (al quale risultava limitato – e in modo effettivamente discutibile – il diniego di iscrizione impugnato in primo grado) non sortiva alcun effetto ai fini della spettanza del vantato titolo all’iscrizione al corso di laurea.

Relatore: Gazzetta Amministrativa della Repubblica Italiana

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