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Stamina è un trattamento non scientifico e pericoloso per la salute pubblica Pubblicato il 26-06-2015

La Corte di Cassazione ha affermato che risulta abbondantemente dagli accertamenti in fatto e dall'acquisizione dei numerosi pareri tecnici sia dei consulenti del PM sia di personalità scientifiche che il cd. trattamento Stamina costituisca un medicinale tecnicamente imperfetto e somministrato in modo potenzialmente  pericoloso per la salute pubblica, situazioni di per sé integranti la ricorrenza dei reati di pericolo presunto di cui agli artt. 443 e 445 cod. pen. che fondano il proprium del provvedimento di sequestro preventivo.

 

 

FATTO: Con l'ordinanza impugnata, il Tribunale del Riesame di Torino ha confermato il decreto emesso in data 29/09/2014 dal GUP dello stesso Tribunale con cui era stato confermato ai sensi dell'art. 27 cod. proc. pen. il sequestro preventivo, già disposto dal GIP, dei materiali e dei prodotti depositati presso il Laboratorio Cellule Staminali dell'Azienda Ospedaliera X, pertinenti ai trattamenti sanitari avviati sui diversi pazienti secondo il cd. metodo Stamina ideato da V.D. a base di infusioni di cellule staminali mesenchimali. Il Tribunale ha ravvisato il fumus dei reati di associazione per delinquere ( art. 416 cod. pen. ), commercio o somministrazione di medicinali imperfetti ( art. 443 cod. pen. ), somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica ( art. 445 cod. pen. ) e truffa aggravata ( art. 640 c.p. , art. 61 c.p. , n. 7), respingendo la tesi dei ricorrenti della sussistenza a favore degli indagati delle cause scriminanti di cui all'art. 50 (consenso dello avente diritto) ed all'art. 51 cod. pen. (adempimento di un dovere derivante dalla legge o da un ordine legittimo della pubblica autorità), quest'ultimo asseritamente derivante dalla plurime ordinanze con cui diversi Tribunali nazionali in sede civile avevano accolto il ricorso degli istanti a potere eseguire o proseguire il trattamento con il predetto metodo presso strutture del servizio sani-tario nazionale (164 di accoglimento totale e 43 di accoglimento parziale dei ricorsi).V.D. deduce violazione di legge in relazione all'art. 51 cod. pen. , sostenendo che la normativa vigente consente il prosieguo delle cure con il metodo Stamina presso gli ---, configurando un diritto in capo ai pazienti e a chi le cure deve praticare e al contempo determinando la sussistenza una situazione giuridico - fattuale scriminante rispetto alle già configurate o a future ipotesi di reato.

DIRITTO: Vertendosi in tema di ricorso avverso ordinanza in materia cautelare reale, proponibile solo per violazione di legge ( MailScanner ha rilevato un possibile tentativo di frode proveniente da "studiolegale.leggiditalia.it" art. 325, comma 1, cod. proc. pen. ), questo Collegio non è tuttavia esentato dal rilevare che risulta abbondantemente dagli accertamenti in fatto e dall'acquisizione dei numerosi pareri tecnici sia dei consulenti del PM sia di personalità scientifiche - pareri per nulla inficiati dalle affermazioni di efficacia, peraltro transeunte (v. su tale aspetto anche lo articolo a firma dei dottori Vi. M. e B. J. R. in via di pubblicazione sull'American Journal of Physical Medicine & Rehabilitatrion di maggio 2015 allegato alla memoria da ultimo prodotta da alcuni ricorrenti) del trattamento provenienti sostanzialmente dai parenti di alcuni piccoli pazienti - che il cd. trattamento Stamina costituisca un medicinale tecnicamente imperfetto e somministrato in modo potenzialmente pericoloso per la salute pubblica, situazioni di per sé integranti la ricorrenza dei reati di pericolo presunto di cui agli artt. 443 e 445 cod. pen. che fondano il proprium del provvedimento di sequestro preventivo. Va, infatti, osservato che secondo la ricostruzione, oltre modo esauriente, del quadro della vigente normativa nazionale ed Europea applicabile operata dal Tribunale di Torino, detto trattamento costituisce a tutti gli effetti un medicinale imperfetto, tale dovendosi ritenere, fra gli altri, quello non preparato secondo le rigorose prescrizioni scientifiche o secondo i precetti della tecnica farmaceutica, la cui somministrazione è considerata pericolosa dal legislatore a prescindere dai concreti effetti negativi o anche dall'assenza di effetti prodotti sulla salute dei pazienti, atteso che il pericolo non è un requisito del fatto, ma la ratio stessa dell'incriminazione penale).

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