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Ricercatori: serve regolamentazione per tecnica “taglia-incolla” del DnaPubblicato il 27-01-2016

C’è chi la proibisce completamente, chi la permette con alcune restrizioni, chi prevede sanzioni penali e chi invece la consente anche a fini riproduttivi: per la Crispr, la tecnica del taglia-incolla del Dna, che ha un grande potenziale terapeutico, servirebbe una regolamentazione simile a quella prevista per la diagnosi genetica pre-impianto degli embrioni, usata nella fecondazione assistita.

La proposta arriva da un gruppo di ricercatori americani, guidati da Rosario Isasi, della McGill University, che sulle pagine della rivista Science passano in rassegna la regolamentazione di questa tecnica in 16 Paesi. In Australia, Belgio, Brasile, Canada, Francia, Germania, Israele e Olanda la Crispr viene proibita o consentita con restrizioni, mentre nel Regno Unito sta per essere autorizzata sugli embrioni umani e in Cina viene permessa. Generalmente, l’applicazione di tecnologie genetiche agli embrioni e cellule germinali (contenute in ovociti e spermatozoi) è consentita sotto stretto monitoraggio dei governi. In linea generale l’uso della Crispr a fine riproduttivi è vietato, mentre sono permesse attività di ricerca scientifica, come lo studio della biologia di base o sulla tecnica in sé. Secondo i ricercatori americani, il modello usato per la diagnosi preimpianto (pgd), che consente di rilevare la presenza di malattie genetiche negli embrioni creati con la fecondazione assistita, potrebbe essere applicato anche alla Crispr. Anche la pdg all’inizio, come la Crispr, era una tecnica controversa e discussa, mentre ora è largamente accettata e applicata. In molti casi la pgd viene autorizzata sulla base della gravità delle malattie genetica o la loro incurabilità.  “Molte questioni rimangono da risolvere sulla Crispr – concludono i ricercatori -. Ad esempio quali usi sono giustificabili, come selezionare o deselezionare alcuni tratti umani o le soglie per interventi di tipo non medico. Un consenso pubblico potrebbe arrivare una volta dimostrati i suoi benefici nella prevenzione di malattie.

Relatore: Popular Science

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