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Falso ideologico in certificato medicoEvento del 01-07-2010

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Il reato di falso ideologico (artt. 480-481 cp) si configura quando il giudizio diagnostico espresso nel certificato medico si fonda su fatti esplicitamente dichiarati o implicitamente contenuti nel giudizio stesso che siano non corrispondenti al vero e che ciò sia conosciuto da colui che ne fa attestazione, secondo la sentenza n. 11482 del 24.5.1977 della Cassazione Penale sezione VI e n. 149762/1992 della Cass. Pen. sez. V.
Il falso ideologico si differenzia a seconda che sia commesso in atto pubblico (art. 479 cp) o in certificazione amministrativa (art. 480 cp) da pubblico ufficiale o da incaricato di pubblico servizio , ipotesi più grave punita con maggiore severità, rispetto a quella commessa in scrittura privata (art. 481 cp) da un medico in regime libero professionale.
Il medico di medicina generale che rilascia un certificato medico a un soggetto non iscritto tra i suoi assistiti svolge attività libero professionale consentita dall'art. 57 dell'ACN 23 marzo 2005 e pertanto assume la qualifica di esercente un servizio di pubblica necessità (art. 359 cp) e non più quella di incaricato di pubblico servizio (art. 358 cp) o di pubblico ufficiale (art. 357 cp). Di conseguenza la natura giuridica di tale certificazione è quella di semplice scrittura privata (art. 2702 cc) e non di atto pubblico (art. 2699 cc) o di certificazione amministrativa, secondo la sentenza n. 257 del 3 luglio1989 della Cassazione Penale sezione V.

Non sussiste il reato di falso ideologico (art. 481 cp) quando il medico di medicina generale certifica in buona fede una "sindrome non obiettivabile" sulla base dell'anamnesi fornita con inganno dal paziente, al fine del rilascio del certificato di malattia, secondo la sentenza n. 5923 del 20 giugno 1994 della Cassazione sez. 2°, pubblicata in Riv. It. Med. Leg. 1995, 255.
La stessa legge riconosce la validità di certificati esclusivamente anamnestici, cioè che si fondano solo sulle informazioni direttamente acquisite e valutate dal medico senza l'effettuazione della visita fisica del paziente, quali ad esempio il certificato anamnestico per l'idoneità al porto d'armi (DM 28.4.1998 in GU n. 143 del 22.6.1998) e il certificato anamnestico per l'idoneità alla guida di ciclomotori.
Entrambi questi certificati – purchè veritieri - sono riconosciuti validi sebbene fondati sull'anamnesi, cioè senza il presupposto della visita fisica in quanto esclusivamente ricognitivi della storia del paziente.

In merito all'ipotesi eventuale di errore diagnostico del medico nel certificato, si rileva che la Corte di Cassazione sez. Penale V con sentenza del 18 marzo 1999 ha posto la seguente distinzione tra diagnosi falsa e diagnosi errata: è falsa la certificazione che si basa su premesse oggettive non corrispondenti al vero, mentre invece è errata (quindi senza dolo) se risulta inattendibile l'interpretazione data per motivare il giudizio clinico.

La legge penale richiede che sia dimostrata l'intenzionalità della condotta illecita per accertare il reato, non essendo prevista nel sistema legislativo vigente la figura del falso documentale colposo (sentenza della Cassazione Penale sezione V del 31 gennaio1992 in merito alla sussistenza del dolo).

Riguardo all'ipotesi di rilascio del certificato sotto minaccia, ad esempio di paziente noto come delinquente abituale, si richiama la non punibilità prevista dall'art. 54 cp in merito allo stato di necessità in caso di intimidazioni.
Il falso ideologico può essere riferito anche ai contenuti della scheda sanitaria individuale che è un obbligo per il medico convenzionato ai sensi dell'art. 47 dell'ACN 23 marzo 2005. Tale scheda ha valore giuridico di certificazione amministrativa, non di atto pubblico come la cartella clinica ospedaliera la cui falsificazione è punita più severamente.

La falsificazione e l'alterazione della cartella clinica effettuata dal medico pubblico ufficiale costituisce il reato di falso in atto pubblico, punito dall'art. 476 c.p. con la reclusione da uno a sei anni, secondo la sentenza n. 4679 del 17 aprile 2000 della Cassazione Penale sezione V. Infatti, la cartella clinica è considerata un atto pubblico che adempie alle funzioni di diario del decorso della malattia e di altri fatti clinici rilevanti per cui gli eventi vanno annotati contestualmente al loro verificarsi; pertanto la cartella clinica acquista il carattere di definitività in relazione ad ogni singola annotazione ed esce dalla disponibilità (art. 830 cod. civ.) del suo autore nel momento in cui la singola annotazione viene registrata, con la conseguenza che le modifiche e le aggiunte integrano un falso punibile, anche se il soggetto abbia agito per ristabilire la verità, perché violano le certezze accordate agli atti pubblici, come afferma la sentenza n. 646 del 1 aprile 1987 della Cassazione Penale sezione V.
La scheda sanitaria informatica ha lo stesso valore legale di quella cartacea e la sua falsificazione può essere accertata mediante perizia informatica.

30/06/10,10:00, a cura di Mauro Marin - Medico di medicina generale ed Esperto di questioni normative sanitarie - Pordenone

 

 

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