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Cassazione: un medico convenzionato non può fare anche il ricercatore universitarioEvento del 25-10-2010

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da il Sole24ore Sanità

MMg, incompatibilità totale

Necessaria l'esclusiva con il SSN - Ma il lavoro autonomo è consentito.

Il rapporto di lavoro del medico di medicina generale è incompatibile con qualunque attività di lavoro subordinato, pubblico o privato, compreso quello di ricercatore universitario. Lo ha affermato la sezione Lavoro della Cassazione (sentenza n. 15789/2010 depositata il 2 luglio scorso) che con un'articolata esegesi normativa chiarisce il contenuto delle incompatibilità convenzionali.

Il fatto prende origine da una controversia intentata da un medico di medicina generale di Torino, diretta a far declarare la compatibilità della propria convenzione, con il rapporto di lavoro subordinato di ricercatore presso l'Università di Torino nel Dip.to "universitario puro" (vale a dire non convenzionato con il SSN).

Ricorda la Corte che, ai sensi dell'art. 4, comma 7 della Legge 412/1991, "è incompatibile con lo svolgimento delle attività previste dal presente accordo il medico che sia titolare di qualsiasi rapporto di lavoro dipensente, pubblico o privato anche precario, ad eccezione dei Medici di cui al DL n. 187 del 14 giugno 1993, convertito con modifiche nella legge 12 agosto 1993, n.296" e cioè il medico penitenziario che, unica eccezione, può essere svolto anche da un medico convenzionato e/o dipendente del SSN.

La ratio, secondo la sentenza, "è quella di assicurare l'esclusività del rapporto di lavoro col SSN in funzione della valorizzazione e della migliore utilizzazione del servizio dei medici, salvo esplicite deroghe". Ne consegue che l'incompatibilità del rapporto di lavoro "con altri rapporti di lavoro dipendente pubblico o privato e con altri rapporti anche di natura convenzionale con il SSN" va intesa in relazione anche ai rapporti di lavoro con soggetti diversi dal SSN, risultando altrimenti la norma superflua, atteso che l'incompatibilità nell'ambito del solo SSN è già stabilità dall'art. 4 del DPR 270/2000.

Il principio è stato riaffermato con uguale formulazione nelle convenzioni successive e anche nell'attuale art. 17, comma 1, lettera a), che delinea questa e le altre ipotesi di incompatibilità con la medicina di famiglia. Quanto sopra non significa che il medico debba limitarsi al proprio ambulatorio. E' la stessa convenzione, nell'art 58 a garantire la possibilità di svolgere il lavoro autonomo.

Il medico, comunque deve dichiarare l'eventuale attività libero-professionale presso strutture organizzate e il numero di ore di impegno in quanto, se superiore alle 5 ore settimanali, dovrà rinunciare a 37,5 scelte per ogni ora di attività autonoma lavorata da scalrsi partendo dal massimale di 1.500 scelte.

 

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